Artrosi alla mano: nuove cure

L’artrosi è una malattia cronica evolutiva caratterizzata da un processo degenerativo e di distruzione delle cartilagini che rivestono i capi ossei articolari e che vanno incontro a fenomeni di usura. Ciò determina la diminuzione dello spazio articolare e la conseguenza di quadri clinici che vanno dal dolore e dalla rigidità iniziale per arrivare, in fase avanzata, alla deformità e all’impotenza funzionale della articolazione colpita. L’artrosi della base del pollice della mano, denominata rizoartrosi, rappresenta circa il 10% di tutte le manifestazioni artrosiche del corpo umano.
«Le donne — sottolinea il reumatologo catanese Giovanni D’Avola — hanno un’articolazione più piccola e ciò le pone in una condizione di rischio maggiore. Questo spiegherebbe perché questa malattia colpisce soprattutto donne di età compresa tra i 50 e i 70 anni».
«Teniamo presente — aggiunge il dott. D’Avola — che alcune attività e gesti abitudinari favoriscono il deterioramento delle superfici articolari. Cucire, fare i nodi, la ripetuta prensione di oggetti fini, come aghi o stoffe anche leggere, contare soldi, giocare a carte o svitare oggetti sono attività che devono quindi essere scoraggiate nel paziente colpito da rizoartrosi. Ancor più occorre evitare di impegnare la mano con oggetti pesanti»
Nelle fasi iniziali della rizoartrosi, il paziente cerca il reumatologo perché soffre per il dolore scatenato dai movimenti della mano o per la difficoltà nello svolgere attività della vita quotidiana. Nelle fasi più avanzate; invece, il dolore è costante e porterà il paziente all’incapacità ad estendere o spianate il palmo su un piano.
Finora il trattamento di artrosi trapezio-metacarpale consisteva nel riposo articolare, nell’uso di tutori immobilizzanti, nella fisioterapia o nell’utilizzo di antinfiammatori o di infiltrazioni di cortisone intrarticoare. Due reumatologi catanesi, Giovanni D’Avola e Sebastiano Tropea, hanno messo a punto una nuova procedura di iniezione intra-articolare ecoguidata di acido ialuronico: una infiltrazione di acido ialuronico al mese per 4-5 mesi, protegge la cartilagine e l’aiuta a riprendere le sue attività fisiologiche. La nuova procedura è caratterizzata da una tecnica infiltrativa innovativa che accoppia il trasduttore ecografico, un ago sottile che attraversa la cute ad una particolare angolazione, e l’acido ialuronico usato in quantità minime. Ciò permette una maggiore maneggevolezza nell‘infiltrazione, una maggiore precisione e il posizionamento in tempo reale dell’acido ialuronico dove il medico prevede che faccia più effetto. Questa tecnica ha determinato una diminuzione del dolore e una ripresa della funzionalità articolare migliori rispetto alla classica infiltrazione alla cieca con un ago normale.
Questa nuova metodica è stata oggetto di una presentazione sotto forma di corso di formazione tenuto da D’Avola e Tropea al congresso nazionale della Società di Reumatologia svoltosi di recente a Rimini. In questa occasione, i due medici hanno annunciato che con altri ricercatori nazionali ed europei stanno mettendo a punto l’uso delle infiltrazioni intrarticolare di cellule staminali e mesenchimali per il ripristino della cartilagine articolare.

L’artrosi è una malattia cronica evolutiva caratterizzata da un processo degenerativo e di distruzione delle cartilagini che rivestono i capi ossei articolari e che vanno incontro a fenomeni di usura. Ciò determina la diminuzione dello spazio articolare e la conseguenza di quadri clinici che vanno dal dolore e dalla rigiditàiniziale per arrivare, in fase avanzata, alla deformità e all’impotenza funzionale della articolazione colpita. L’artrosi della base del pollice della mano, denominata rizoartrosi, rappresenta circa il 10% di tutte le manifestazioni artrosiche del corpo umano.
«Le donne — sottolinea il reumatologo catanese Giovanni D’Avola — hanno un’articolazione più piccola e ciò le pone in una condizione di rischio maggiore. Questo spiegherebbe perché questa malattia colpisce soprattutto donne di età compresatra i 50 e i 70 anni».
«Teniamo presente — aggiunge il dott. D’Avola — che alcune attività e gesti abitudinari favoriscono il deterioramento delle superfici articolari. Cucire, fare i nodi, la ripetuta prensione di oggetti fini, come aghi o stoffe anche leggere, contare soldi, giocare a carte o svitare oggetti sono attività che devono quindi esserescoraggiate nel paziente colpito da rizoartrosi. Ancor più occorre evitare di impegnare la mano con oggetti pesanti».
Nelle fasi iniziali della rizoartrosi, il paziente cerca il reumatologo perché soffre per il dolore scatenato dai movimenti della mano o per la difficoltà nello svolgere attività della vita quotidiana. Nelle fasi più avanzate; invece, il dolore è costante e porterà il paziente all’incapacità ad estendere o spianate il palmosu un piano. Finora il trattamento di artrosi trapezio-metacarpale consisteva nel riposo articolare, nell’uso di tutori immobilizzanti, nella fisioterapia o nell’utilizzo di antinfiammatori o di infiltrazioni di cortisone intrarticoare. Due reumatologi catanesi, Giovanni D’Avola e Sebastiano Tropea, hanno messo a punto una nuova procedura di iniezione intra-articolare ecoguidata di acido ialuronico: una infiltrazione di acido ialuronico al mese per 4-5 mesi, protegge la cartilagine e l’aiuta a riprendere le sue attività fisiologiche. La nuova procedura è caratterizzata da una tecnica infiltrativa innovativa che accoppia il trasduttore ecografico, unago sottile che attraversa la cute ad una particolare angolazione, e l’acido ialuronico usato in quantità minime. Ciò permette una maggiore maneggevolezza nell‘infiltrazione, una maggiore precisione e il posizionamento in tempo reale dell’acido ialuronico dove il medico prevede che faccia più effetto. Questa tecnica ha determinato una diminuizione del dolore e una ripresa della funzionalità articolare migliori rispetto alla classica infiltrazione alla cieca con un ago normale.
Questa nuova metodica è stata oggetto di una presentazione sotto forma di corso di formazione tenuto da D’Avola e Tropea al congresso nazionale della Società di Reumatologia svoltosi di recente a Rimini. In questa occasione, i due medici hanno annunciato che con altri ricercatori nazionali ed europei stanno mettendo a punto l’uso delle infiltrazioni intrarticolare di cellule staminali e mesenchimali per il ripristino della cartilagine articolare.